
Ecco, ora me lo ricordo. Il Gnente da cui è cominciato tutto. Tutto cosa? Tutto, questa cosa.
Era un Gnente liquoroso, tipo catrame. Non che non sapessi ci fosse. C'era da un pò. In quegli anni, bello, penso adesso, esserne di poco già così lontana da dire "quegli anni", vivevo nella più grande città di ItaGlia. Una città bella come una sorpresa di giovedì, gustosa come una puttana che ride seduta su un pneumatico, marcia come i resti di un mercatino rionale. Roma. Troppo bella per concedersi la stanchezza ma ormai odorosa di colonia dolciastra come le vecchie dopo il bagno settimanale. Roma. Stantia ma indomabile, non la si può prendere per mano, nè farcisi abbracciare. Regina del "Sì.. Però....", Roma era il posto da dove guardavo il mondo in "quegli anni". Erano gli anni che le cose peggioravano, che il trucco scendeva e si perdeva ogni giorno la scommessa. Ma non ci si arrendeva. Questo pure me lo ricordo. Che ci provavo. Non era sempre un giro in giostra ma era vita, comunque.
Poi cominciò il Gnente. All'inizio uno non ci aveva fatto caso, non si era difeso affatto. E il Gnente zitto zitto era sgusciato fuori dal suo Cavallo cavo in piena notte e aveva fatto incetta di tutto. S'era preso la fantasia, la critica e l'intelletto. Aveva chiuso le bocche con mollica di pane e bendato gli occhi con nastri colorati. Per strada aveva soffiato una nebbia comoda, profumata, non veniva mica voglia di lamentarsene. Era solo nebbia. Ma dalla nebbia al buio il passo fu breve e presto non c'era più luce per passeggiare di sera. Quindi cominciarono tutti a pensare il da farsi, che poi siccome pensare era faticoso, smisero in fretta e decisero non fosse male camminare in casa, su e giù dalle sedie i più e chi aveva un salotto persino in cerchi di dimensioni variabili.
" Che devi fare? Ci si arrangia! Mica si può fare la rivoluzione per una passeggiata!" Anzi, a quelli che si azzardavano a uscire con il buio,magari sfregando pietre focaie, arrivava in fretta il biasimo della comunità, che però era anche invidia e Biasimo con Invidia partoriscono Demoni Ciarlieri capaci solo di sparare cazzate. Ma di spararle con tale sicumera da renderle apprezzabili prima e inoppugnabili dopo. Insomma. Si brancolava al buio in un riverbero di cazzate.
E tutti se ne stavano contenti.
Ogni tanto qualcuno scalciava, qualcuno tentava una denuncia e alzava la voce. Tutte cose che non valgon niente buttate random in una cesta di encefali in bambagia e infatti Gnente era. C'era da star contenti a potersi preparare un caffè in casa, senza chiedere niente a nessuno e starsene di notte a guardar fuori. Controllare che le stelle non fossero sparite.
Ammetto che in "quegli anni" mi lamentavo con educazione, il giusto senza strafare, tanto per sopportare senza dover cambiar nulla. Tanto per una boccata d'aria.
Solo che poi stò Gnente aveva preso a entrarmi in casa.
E quando capita ci sono due cose da fare. Se non si resta affascinati dal Gnente, che pure ha i suoi pregi e privilegi, non ultimo una certa comodità.
Prima cosa. Trovare un angolo e raggomitolarcisi con le ginocchia al petto, stringendo gli occhi per guardare dentro e smetterla di vedere fuori. La chiamano Follia i più. Non capiscono sia l'antidoto dei cuori sensibili.
Oppure, seconda cosa, armarsi fino ai denti, segnare il volto di fuliggine, lanciare un urlo gutturale e cominciare a far scoppiare le bombe. Lo chiamano Terrorismo i più. Non capiscono sia spesso un bisogno disperato di senso.
Ho mentito. Esiste la terza strada. Io ho preso la terza strada.
C'è sempre. Esattamente nel mezzo. E' la strada che porta Altrove.
Si prepara un bagaglio leggero e si parte. Si sorride senza dar a vedere la foto di casa che si tiene nel portafoglio, piegata piccola piccola. Che non dia noia, ma ci sia. La terza via è la Fuga. Si chiama fuga anche se ci si allontana con lentezza e agitando la mano ritmicamente e non è mai indolore come sembra. Ma permette di respirare e lasciarsi il Gnente alle spalle.
Lontano abbastanza da guardarlo con supponenza e vigliaccamente maledirlo con finto distacco. Perchè alla fine ci si sente un poco complici anche andando via. Ma non lo si ammette, che se non si teneva alla serenità neppure ci si spostava tanto. E certe ammissioni sono tutto tranne serenità.
Ecco. Negli anni del Gnente che si mangiava le cose, le case e le coscienze, io ero partita. Ciao Roma. Ciao gatti senza padroni. Ciao amori mangiucchiati appena gustati che ho lasciati agli angoli delle strade. Non ci si crede quanto sia facile andare o, invece, anche perfettamente il contrario.
Ora mi ricordo il sorriso di qualcuno e le lacrime di altri pochi. Ricordo i colori che lasciavo sui muri, il giallo, il verde delle persiane, la vernice scrostata. Ricordo la pioggia della partenza, il suono delle voci che cambiava insieme con la lingua, le parole che accompagnavano la scala mobile che saliva verso Altrove. Un caldo al centro del petto e un freddo pungente tutto intorno.
Poi un posto nuovo.
"Marzia?" chiamava la signora dai corti capelli giallo paglierino.
"E' il mio nome....scusa...sorry .... yes...I'm." risposi io.
Ero in un posto nuovo.
Avevo persino un motivo per starci.
Poi cominciò il Gnente. All'inizio uno non ci aveva fatto caso, non si era difeso affatto. E il Gnente zitto zitto era sgusciato fuori dal suo Cavallo cavo in piena notte e aveva fatto incetta di tutto. S'era preso la fantasia, la critica e l'intelletto. Aveva chiuso le bocche con mollica di pane e bendato gli occhi con nastri colorati. Per strada aveva soffiato una nebbia comoda, profumata, non veniva mica voglia di lamentarsene. Era solo nebbia. Ma dalla nebbia al buio il passo fu breve e presto non c'era più luce per passeggiare di sera. Quindi cominciarono tutti a pensare il da farsi, che poi siccome pensare era faticoso, smisero in fretta e decisero non fosse male camminare in casa, su e giù dalle sedie i più e chi aveva un salotto persino in cerchi di dimensioni variabili.
" Che devi fare? Ci si arrangia! Mica si può fare la rivoluzione per una passeggiata!" Anzi, a quelli che si azzardavano a uscire con il buio,magari sfregando pietre focaie, arrivava in fretta il biasimo della comunità, che però era anche invidia e Biasimo con Invidia partoriscono Demoni Ciarlieri capaci solo di sparare cazzate. Ma di spararle con tale sicumera da renderle apprezzabili prima e inoppugnabili dopo. Insomma. Si brancolava al buio in un riverbero di cazzate.
E tutti se ne stavano contenti.
Ogni tanto qualcuno scalciava, qualcuno tentava una denuncia e alzava la voce. Tutte cose che non valgon niente buttate random in una cesta di encefali in bambagia e infatti Gnente era. C'era da star contenti a potersi preparare un caffè in casa, senza chiedere niente a nessuno e starsene di notte a guardar fuori. Controllare che le stelle non fossero sparite.
Ammetto che in "quegli anni" mi lamentavo con educazione, il giusto senza strafare, tanto per sopportare senza dover cambiar nulla. Tanto per una boccata d'aria.
Solo che poi stò Gnente aveva preso a entrarmi in casa.
E quando capita ci sono due cose da fare. Se non si resta affascinati dal Gnente, che pure ha i suoi pregi e privilegi, non ultimo una certa comodità.
Prima cosa. Trovare un angolo e raggomitolarcisi con le ginocchia al petto, stringendo gli occhi per guardare dentro e smetterla di vedere fuori. La chiamano Follia i più. Non capiscono sia l'antidoto dei cuori sensibili.
Oppure, seconda cosa, armarsi fino ai denti, segnare il volto di fuliggine, lanciare un urlo gutturale e cominciare a far scoppiare le bombe. Lo chiamano Terrorismo i più. Non capiscono sia spesso un bisogno disperato di senso.
Ho mentito. Esiste la terza strada. Io ho preso la terza strada.
C'è sempre. Esattamente nel mezzo. E' la strada che porta Altrove.
Si prepara un bagaglio leggero e si parte. Si sorride senza dar a vedere la foto di casa che si tiene nel portafoglio, piegata piccola piccola. Che non dia noia, ma ci sia. La terza via è la Fuga. Si chiama fuga anche se ci si allontana con lentezza e agitando la mano ritmicamente e non è mai indolore come sembra. Ma permette di respirare e lasciarsi il Gnente alle spalle.
Lontano abbastanza da guardarlo con supponenza e vigliaccamente maledirlo con finto distacco. Perchè alla fine ci si sente un poco complici anche andando via. Ma non lo si ammette, che se non si teneva alla serenità neppure ci si spostava tanto. E certe ammissioni sono tutto tranne serenità.
Ecco. Negli anni del Gnente che si mangiava le cose, le case e le coscienze, io ero partita. Ciao Roma. Ciao gatti senza padroni. Ciao amori mangiucchiati appena gustati che ho lasciati agli angoli delle strade. Non ci si crede quanto sia facile andare o, invece, anche perfettamente il contrario.
Ora mi ricordo il sorriso di qualcuno e le lacrime di altri pochi. Ricordo i colori che lasciavo sui muri, il giallo, il verde delle persiane, la vernice scrostata. Ricordo la pioggia della partenza, il suono delle voci che cambiava insieme con la lingua, le parole che accompagnavano la scala mobile che saliva verso Altrove. Un caldo al centro del petto e un freddo pungente tutto intorno.
Poi un posto nuovo.
"Marzia?" chiamava la signora dai corti capelli giallo paglierino.
"E' il mio nome....scusa...sorry .... yes...I'm." risposi io.
Ero in un posto nuovo.
Avevo persino un motivo per starci.
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