venerdì 29 febbraio 2008

Lettera nel Giorno che non c'è.....

Oggi è il giorno che non c'è. Non ho mai scritto quello che stai leggendo.
Le strade sembrano strade anche oggi ma nessuno cammina sul serio, scorre.
Le conversazioni si sciolgono in un niente di fatto e i baci si cancellano dalla memoria.
Ce l'ho con te. Che ancora mi dici di cambiare. Di mettere la faccia buona per tutto questo nulla, mentre ancora mi tiene viva proprio la tenerezza che riesco a sentire per il mio non essere adatto.
Mi parli di meschine cose e io ti allontano con il palmo aperto di una mano, come si sposta una mosca o un pensiero sbagliato che non si vuole pensare. Lo vedi fuori dal negozio, quell'uomo alto, con il pastrano verde e la mano rugosa? Lo vedi come carezza il pelo scuro di quel cane, come è dispiaciuto per la sua attesa del padrone? Lui che non è padrone di nessuno e da nessuno si è fatto addomesticare, se non dal suo pastrano verde. Fossi come tu mi chiedi, potessi sul serio barattare il mio nome con una manciata di monete, di flessibilità, perderei il nome e non mi darebbe lo stesso piacere il peso freddo delle monete. Eppure so che presto il negozio stesso sarà un vago buco nel tempo di un giorno che non c'è. Mi hai chiesto di mettere le mie calze belle, quelle che si reggono da sole e camminare come fossi una preziosa tra bigiotteria in plastica, di rinforzare il rossetto e darla con progetto. Vedi, se facessi come mi chiedi, mi sentirei invece che un diamante più come un brutto disegno, che piace ma nessuno vuole guardare. Quando avrei finito di passarmi il lucido sulla faccia poi, cosa resterebbe dei miei sensi nudi? avrei ancora il mio olfatto, la mia vista, il mio udito o sentirei diverso? Io ho paura della tua richiesta. Se poi mi mancassi e non potessi stare con quello che sarei? Lo vedi come parlano ogni tanto le persone, senza dirsi niente? Come si incontrano tanti personaggi che a morderli sanno di cartapesta e cartone ma non lasciano impronte quando stringono le mani, seppure le stringono? Mi chiedi di prendere. Ma se pure imparassi a prendere, mi resterebbe in mente quella idea romantica di rapina galante, dove si lascia per lo meno un buon ricordo. Mi hai dato uno schiaffo con la mano sbagliata, te ne sei accorto? Ma sei poi sicuro volevi fosse una carezza? Il bello è che hai ragione. Su tutto. E ancora più bello è, che seppure ho le mani vuote e non metterò mai il mio culo su una poltrona comoda, non me ne importa ancora. Resto a guardare il cielo farsi sempre più scuro e poi morire. Fino a domani, quando il tempo torna a scorrere normale. In un giorno che esista dopo questo che non c'è.


A te che stai leggendo, da me che non sto scrivendo.





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