giovedì 13 marzo 2008

Le SvedoNapoletane (GdV 8-9)


Certi giorni iniziano strani. Questo che ricordo come ottavo inizia con me che cerco la casa di uno sconosciuto. Piove. Un pò. Non troppo. Il tram fa un percorso talmente lungo che quasi mi addormento. Cammino ad U nella città. Partita da una periferia che chiameremo A taglio a metà il Centro per poi arrivare ad una nuova periferia che chiameremo B. La periferia B è come la A, solo più bassa e dall'altra parte della città. I colori sono simili, ma qui ci sono più ristori stranieri e strade piccole. Ma quella principale è sempre uno stradone grigio con in mezzo un tram che sale e uno che scende. La casa che cerco è perduta tra le vie, chiedo aiuto inutilmente ad una giovane bionda con cane ( che quasi mi morde) e poi, con più fortuna, ad una signora. La signora mi aiuta e molto. E' piccola, vestita di golfini di lana e gambe secche negli stivaletti neri, una faccia curiosa e brillante che rischiara. Inoltre la signora è una rivoluzione culturale. Stravolgendo tutti i più caparbi stereotipi sugli scandinavi Primo, Non parla inglese e Secondo, si agita e gesticola manco fosse 'e napule paisà. Invece è svedese. Ed in svedese ferma la gente per strada, in svedese mi chiede di seguirla muovendo la mano verso di lei quando incapace di capire mi tengo a distanza, in svedese urla e ride contro chi non può aiutarla.rmi. Alla fine, dopo uomini in divisa severi e baffuti camionisti, è solo quando ferma una nuova coppia di arzille svedonapoletane che mi trova la soluzione. Prima confabula, poi mi indica, poi gesticola. E loro di risposta, una grassa e rosa come una pasqua e l'altra esile e verde come una spiga d'estate, le imitano la voce e i gesti e se la ridono, manco fosse l'evento comico dell'anno, una addormentata italiana sperduta per le strade della periferia B di Goteborg. Mi avvio sommergendo l'allegro trio di Tak!Tak! e la Svedonapoletana continua per qualche secondo a muovere vento con la sua manina piccola, gridando anche stridula un soddisfatto saluto a distanza quando finalmente imbocco la retta via. Poi, trovato il palazzo, trovato lo zerbino marrone sotto la porta rossa che nasconde la fessura del primo gradino, quella che se ci metti dentro la mano poi trovi la chiave di casa, apro la porta. E dentro svengo. Il tempo di avvertire il mio ospite che sono in casa sua e sto per cadere sopita e sopita sono e sopita sogno. Il sogno delle persone sbagliate e della lingua legata.

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