
"E' meglio venirci d'Estate!" dice lui.
"Guarda che me lo hai già detto almeno sette volte. Non insistere o penso di aver sbagliato tutto" risponde la ragazza, tirando su il collo della maglia.
"No. No. Va bene. Solo che è meglio venirci d'Estate"
Lui parla solo seriamente. Ha la testa piccola e a punta, nascosta da un cappello scuro.
Non potrebbe essere nato in altro posto che quello. I capelli corti e ispidi, la barba rasa e rossiccia, lo sguardo pulito che riflette bonarietà e distacco. Cammina dritto, quasi sembra che non gli si pieghino neppure le ginocchia.
"Vedi questo parco?" riprende.
"Certo che lo vedo"
"Ora è grigio e ci sono poche persone, maip d'estate si riempie di giovani. Vengono tutti qui a qualsiasi ora. Tutti parlano insieme, ci sono anche più biciclette. Ora fa freddo."
"E non è estate." dice lei divertita, ancora.
"Già.Vieni che ti faccio vedere le renne" e seriamente cammina su per le strade del parco, fino al recinto delle renne. Sono due e mangiano lente, disturbate da una manciata di ragazzini. Stanno lì, possenti e annoiate. Simpatiche si direbbe.
"Le renne sono rare da vedere. Sono l'attrazione dello zoo. E' bello che i bambini possono venire qui quando vogliono, è libero." dice lui.
"Mi fanno tristezza gli animali in gabbia" dice lei.
"Non c'è molto altro da vedere qui" riflette lui, senza ascoltare quasi. Come se avesse un piano in testa, la mappa delle cose da fare nella mattinata e non vorrebbe saltar nulla.
"Andiamo dalle foche.." conclude.
"Va bene" dice lei, non glielo dice neppure che sempre gabbie sono.
Le foche stanno immerse in una buca circondata di vetro, si possono seguire mentre nuotano in coppia, saranno cinque in tutto. Ogni tanto si avvicinano al vetro e quasi salutano.
"D'estate l'acqua è più pulita" aggiunge lui.
Lei ciondola la testa.
"Mangiamo qualcosa?" suggerisce.
"Sì. Sono affamato. Sono fammi vedere, tre ore e mezza che camminiamo. Ti ho fatto vedere tutto quello che c'era da vedere in città." Come a giustificare la sosta pranzo.
"Sì sì, va bene. Fa anche un poco troppo freddo in strada, a stomaco vuoto."
Sorride.
Sorride anche lui.
Il posto dove si fermano è piccolo con un qualcosa di francese.
Lei mangia lenta la sua torta di verdure, non vuole finisca.
Lui mangia lento per abitudine. Sorseggia un tè che sa di carbone e di qualcosa di affumicato.
"Senti che profumo strano. Vuoi assaggiarlo?" chiede.
Lei assaggia sempre tutto. Lo fa anche ora.

Storce un poco il naso " In effetti sa di affumicato" e smorfia il naso.
"Sì. A me piace molto." poi " Vedi che non ci sono molte persone in giro? La mia città muore in questo momento dell'anno..."
" ...mentre d'estate...." e ride stavolta.
Ride pure lui, educatamente arrossendo un pò.
Nessun commento:
Posta un commento