Prima giornata norvegese. Una giornata bizzarra che sa di buono. E' successo che ha nevicato e mi verrebbe da dire "finalmente" che adesso posso dirlo che ho viaggiato verso nord e le scarpe lapponi hanno un motivo d'essere e sono più contente pure loro. Solo che non è poi tanta la neve, giusto un poco di bianco spruzzato sui lavori in corso nella piazza principale. Penso ad un sogno strano fatto la notte e ricordato di giorno. Scritto in testa sperando verrà il momento di metterlo giù per bene. Il resto è una città chiassosa anche sotto la neve. E la neve se ne offende e si scioglie e diventa un acquitrino melmoso che mischia l'asfalto alle orme dei passanti. Lontana dalle strade centrali, il ghiaccio invita i piedi a scivolare, ma senza riuscirci. Solo qualche tentativo. Poi un museo caldo e colori e silenzio ancora. Negli occhi che immagino avesse Munch sento l'odore del suo dolore. Il dolore non lo provano tutti, a volte qualcuno crede soltanto di conoscerne. Ma il dolore vero è roba che stravolge e io stessa, nell'ovatta del viaggio e di una vita mediamente terribile, credo che alla fine abbia pianto lacrime consolabili. In un qualche modo. Tutto sommato c'è di che dirsi fortunati.


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