mercoledì 30 aprile 2008

A BoccApertA (GdV 16)


Ne convengo e mi ci arrendo.
Il cibo resta la mia droga irremovibile. Non la vinco, mi ci arrendo, mangio. Un viaggio morigerato nelle spese e nello stile che spalanca le gambe, del portafoglio, ad ogni succulento piatto di qualsiasi cosa, che si perde in piatti fumanti di verdure colorate o si abbandona lussurioso tra le braccia di muffins dai colori strabilianti che nessuno, umano, abbai mai potuto mangiare per intero. Faccio un veloce conto dei miei averi e mi rendo conto che spendo solo per mangiare. Ma è talmente immediato e morbido l'effetto che mi fa questa droga saporita che non oso pensare di dire stop. Mangio ergo Sum. Un dolcetto di fattezze bizzarre, dai colori usciti fuori da un fumetto anni 70 mi fa l'occhiolino da dentro un bancone di un bar, spalanco la porta con fare deciso e lo indico che manco Gere nell'ultima scena di "Ufficiale Gentiluomo" era tanto veemente mentre pigliava tra le braccia una sorridente Debra Winger.
La mia Debra farà a breve una fine se vogliamo più truculenta, ma quanta gloria nei suoi ultimi momenti. E proprio mentre il destino è compiuto parte dalla radio " C'è qualcosa di grande tra di noi che non potrai cambiare mai" ma non la canta l'italiano Cremonini, rendendo il tutto ancora più catastroficamente solenne. Guardo la mia Debra con occhi famelici.
"Adesso cosa inventerai per toglierti dai guai?"
Nulla. Non farà nulla e la cosa grande tra di noi tra poco sarà la mia pancia.
E mentre mastico il fiero pasto, penso a come sarebbe bello avere una voce bellissima. Che con una voce bellissima tutti vogliono ascoltarti e si può cantare meglio anche la rabbia, gli altri ascolteranno. Solo aprire la bocca, ora in mezzo al bar, mentre tutti in silenzio mangiano o qualcosa o sorseggiano un tè, arrampicarmi sui tavoli e dire come la penso in do minore.
Un musical svedese al sapore di fragola, come la mia Debra.
Di cui, mentre mi allontano dal tavolo, pochi minuti dopo, non resta che qualche timida briciola.
La radio suona gli ABBA. Tutto torna ordinario, io sono sempre la solita stonata e canto piano piano.


mercoledì 23 aprile 2008

Fine di una Settimana ( GdV 15)

E' domenica. E l'amaro dell'incubo fatto resta come un sottofondo stonato.
E' domenica. Ma non fa la differenza se non hai nulla da fare durante la settimana.
E' domenica e mi sento offesa. Dalla voluta piccolezza delle cose. La confusione instabile di certe ore camminando al sole ma con le orecchie fredde a fare il conto degli spiccioli nella tasca buona della giacca, non quelli perduti. Sarà che non so pronunciare certe parole, ma mi arrampico in cima ad un monte che non conosce cima e posso solo salire, salire, salire. Illusa della mia differenza mi sforzo di rendere un valore alla mia solitudine.
E' domenica. E ancora mi meraviglio di certe cose. Sarò quindi salva? O solo mento.
Dovrei solo allungare la lista dei miei perchè e togliere dal fuoco la cena, prima che bruci. Sulla natura astrusa di questa metafora, mi interrogherò poi.

mercoledì 16 aprile 2008

°Io quando vedo la luna me ne innamoro sempre °


Io quando vedo la luna mi ci innamoro sempre. Che la luna non ha bisogno dei lampioni eppure brilla. Non ha bisogno di trucchi eppure è bella. E’ la luna. E io mi ci innamoro sempre. Da quando la prima volta da bambino ho tirato su il naso e ho detto “Eccola!” senza che lo sapevo che era la luna. Per me bambino la luna era una palla o una mezza palla o un terzo di palla che se ne stava appesa al telo stellato che, quello lo sapevo, si chiamava notte. Non ci si pensa mai, dopo che le cose si imparano, che non le sapevamo prima di impararle. Io stavo li con la faccia del bambino che se ne sta felice a guardare una magia e già lo sentivo il cuore che batteva più forte. Era amore e io ero innamorato, di qualcosa che non aveva un nome e allora era anche più bello sentirsi smarriti e chiamarlo maldipancia, troppo cioccolato, voglia di pallone. Uno usa i nomi che sa ma dentro, dentro sa riconoscere la sfumature anche quando per spiegarle non tiene parole. Ora lo so che si chiama luna e anche se non sono un folle che la luna ci mette la L grande come fosse un nome di donna, io amo la luna in senso di amore romantico, di spasmo e smarrimento e perdita. Ma non dimentichiamoci la felicità, io amo la luna anche nel senso della felicità che mi viene a sapere che c’è, quando dormo e dalle finestre la intravedo che se ne sta caparbia a fare io suo. Che il suo, io penso, è fare la parte di quella che fa innamorare di se e poi non concede nulla, sorride e se ne va. Ma meglio di una donna, che una donna la vedi bellabella, ti avvicini e fai il carino e poi quella ti sorride, magari ti butta il fumo in faccia o ti molla un prezzo o si allontana come è venuta e tu poi pensi “che stronza!” ma te ne dimentichi. Se fosse una donna, la luna sarebbe una di quelle che ti sfiorano le labbra con la bocca socchiusa e quando trovi il coraggio di dirle che le ami, dicono che non sono fatte per un amore come quello che gli vuoi dare che loro lo sanno che è troppo, che se glielo dessi tutto moriresti e allora se ne vanno, ma solo perché ti amano un poco anche loro. Ma in quel modo superiore che hanno le persone bellebelle che poi pensi che sono le peggiori e invece ti hanno voluto bene più di tutte. Io alla luna ogni volta che la vedo le prometto un regalo. Le ho anche chiesto di dirmi cosa vuole, io glielo trovo, sono bravo a trovare le cose. Se me lo chiedesse qualsiasi cosa avrei da darle, ma lei non chiede. Semplicemente sta e non chiede, ma a volere vuole. Così vado in cerca nella mia testa della cosa giusta per lei. Io una volta le ho portato un vestito, tutto ricamato, bianco. “Ti piace?” le ho chiesto. Ma lei non ha risposto, però si è messo a soffiare il vento e io l’ho preso per un sì. Poi una volta le ho portato un mazzo di fiori e si è messo a piovere e allora ho pensato che non sta bene strappare i fiori per la luna e che a lei non le piacevano. Uno le risposte in qualche modo se le deve dare. Mica si vive bene con il dubbio. Io non ci credo a chi mi dice che non ci si innamora di una cosa diversa da un donna. Chi si innamora di un uomo allora? Io conoscevo un uomo matto per la sua macchina, uno per il suo cane, tanti per la loro squadra di calcio. Io il calcio lo schifo ma mi innamoro della luna, sempre. Che poi la gente normale quando si innamora non rimane innamorata, cambia di sentimento e poi si lascia. Non sempre sempre o subito subito ma si lascia. Io mi innamoro ogni volta dall’inizio e non mi stanco mai. Il cuore batte sempre forte, del fatto che non sono tanto bello me ne vergogno sempre, i capelli me li sistemo ogni volta e ogni volta sento quel buco nella pancia, vuoto dentro e doloroso, che mi ricorda il bene e il male insieme di essere innamorato della luna. Io quando vedo la luna me ne innamoro sempre e mi dispiace che non mi crediate e che pensate che tutto questo lo faccio per non partire, che meglio se al paese mi si crede matto che soldato, a me importa poco . Anche della lacrime di mia madre e del fatto che mio padre non mi fa guidare la sua macchina che pensa che sono scemo. A me che mi guardate male quando mi avvicino che date le pacche sulle spalle a mia madre quando la incontrate al mercato, non me ne frega niente. Mi spiace un poco per voi, ma io stasera ho come un appuntamento, che sul calendario ho visto che oggi la luna se ne esce tutta intera a passeggiare. E quando uno è innamorato d’esser pensato matto non ci trova niente di strano.

8 ore e 40 minuti di viaggio in Bus .... ( c'è chi impazzisce)


A bordo piscina ho bevuto un caffè
era freddo e anche ghiacciato
forse era una granita
E' duro restare immobili
quando c'è tutto questo vento.
Ci sarebbe da capire
se resistere sia saggio o folle.
O forse sta tutto a capire
di chi ti fidi.


Lui è sceso mentre dormivo

domenica 13 aprile 2008

Il Dilemma della Viaggiatrice (GdV 14)


Dilemma.
Posto che si viaggi su un bus in direzione Stoccolma a velocità di crociera.
Posto che la sera precedente si sia di gran lunga troppo bevuto in buona compagnia e che il senso del mondo arrivi un poco sfocato e vagamente ovattato.
Posto anche che la temperatura interna del veicolo sia di almeno 5° troppo alta per permettere pensieri lucidi e semplici.
Cosa dovrebbe fare la fanciulla che si trovi in circostanza di avere seduto, due posti dietro di lei, un ragazzo non male dopo giorni di niente?
Come si dovrebbe comportare la suddetta fanciulla quando si accorgesse di avere una creatura di fattezze piacevoli e sguardo luminoso alla distanza di un braccio, ma molto lungo?
Come agire per carpire dalla creatura informazioni e intimità, scavalcando ostacoli come l'ubriachezza passata, il caldo che intontisce e la diversità di lingua?

Si prospettano alla viaggiatrice due opzioni.

Opzione A
Sperare che la bella creatura scenda alla propria stessa fermata, cioè al capolinea, cioè dopo 8 ore e mezza di coatta convivenza sullo stesso bollente veicolo. Nello stesso tempo, sperare che la bella creatura abbia dei pensieri se non uguali per intensità, almeno simili in intenzioni di quelli della viaggiatrice. Decidere quindi di dormire un poco per riacquistare la lucidità delle flessuose gazzelle cacciatrici.

Opzione B
Non aspettare oltre e memore del tempo che fugge trovare immantinentemente una qualunque balorda scusa per iniziare un lungo colorito scambio di banali informazioni che finirà con un'apoteosi di sensualità tra i sedili del bus. Decidere, comunque, di dormire subito un poco per mettere insieme le forze della cacciatrice impietosa.

Risultati.

non ora.
tipo domani.

sabato 12 aprile 2008

Nessuno al suo posto ( GdV 12-13)


"Mi passi il vino?"
"Un altro bicchiere?"
"E tu come ti chiami?"
"Bella questa casa, mi piace!"
"Io penso che non sia come si dice che poi, non sono tutti uguali, insomma"
"Li puoi riconoscere dai vestiti, li prendono tutti in giro in Scandinavia!"
"E' finita la vodka, scendo a prenderne"
"Non dimenticare il succo, arancia eh"
"Da quanto tempo e quanto conti di restare e perchè?"
"Stiamo per andare in America, qualche settimana"
"Non ho idea, non ho ben capito, non credo di saperlo"
"E' un paese piccolo, vicino alla città. Ma da noi le cose vanno diversamente"
"Apro le patatine eh! le lascio qui al centro del tavolo"
"Magari si potrebbe tagliare del formaggio"
"Ma davvero questa merda si infila sotto i denti? ma che divertente"
"Scusate il mio inglese, ma come si dice quella cosa che serve per..."
"Freddi sono freddi ma non quando bevono, almeno per un pò"
"Qualcuno vuole un altro giro di liquore?"
"E che si chiede? Si versa!"
"Domani abbiamo l'aereo presto, ma magari possiamo passare a salutare"
"A me non mi fa niente questa cosa verde"
"La Russia non è male, insomma, ci devi fare l'abitudine"
"Ma davvero? per quanto tempo ? che strano!"
"Sì, certo, ancora un poco, grazie"
"Non si può più stare nel mio paese."
"Non ci sono possibilità da dove vengo io."
"Non ci si vuole restare troppo tempo in un posto"
"Io ho cominciato a spostarmi che avevo 12 anni"
"La mia famiglia viaggiava, ma loro ora si sono fermati"
"Viaggiare è importante, conoscere la gente"
"Scendiamo a farci una birra?"

giovedì 3 aprile 2008

Mezza Canzone Senza Musica (GdV 12-13)


Seduta quasi sul mare
vicina agli spruzzi del sale
mi fermo a guardare
oggi il freddo non fa troppo male
un vecchio norvegese con i denti marci e quel profumo
una bottiglia d'amaro che gli spunta dalla tasca
una pinta d'amore segnata in faccia
un vecchio norvegese, dicevo, con i denti marci
mi chiede se voglio informazioni su dove voglio andare
"io voglio andare qui a scrivere e guardare"
e i denti marci ridono e ancora quel profumo
e mi offre l'amaro e una stretta di mano
qualcosa dice simile ad un tutto bene
e si allontana con i vestiti colore d'inchiostro
come le macchie che ho sulle dita
Come si sta solitari
lontani dalle proprie parole