venerdì 30 maggio 2008

Un Bastimento Carico Carico di .... (GdV 24)


E poi ci sono gli strani incontri. Proprio quando uno si è annoiato abbastanza che già la metà era troppo. Invece poi si sale sulla nave, nello zainetto panini e zuppe fredde e acqua e si entra in un mondo tutto strambo che se uno ci pensava meglio, che la nave la chiamano "trombonave" magari però una mezza idea se la faceva da prima. Un folle con le scarpe rotte mi avvicina appena salita mentre io disegno un coniglio con un cappello rosa. Un bambino ubriaco perso in un corpo di gigante moro, con i pantaloni che non si reggono da soli e gli occhi scuri scuri che ci si vede però qualcosa dentro di denso come asfalto. Si innamora di tutto e con tutto parla. Beve e offre da bere, una coppia russa in ciabatte gli lascia corda, un solitario coltivatore di barbabietole gli apre le porte di un sorriso, una procace ballerina accetta qualche effusione e poi si allontana ridendo. Io seguo zitta zitta e prendo nota continuando a bere un poco a caso, un poco di tutto. Ogni singola fottuta persona sembra stupirlo e sembra volerle toccare tutte, nessuna esclusa. Parlo con dei contrabbandieri, con dei ladri, dei ragazzi perduti che non sanno dove stanno andando ma anche con manager, ricchi grassi signorotti intenti a perdere denaro al casinò. Trovo una moneta per terra, la giochiamo, si vince. Allora si beve ancora un poco. Le facce di chi gioca sono da qualche altra parte, come assenti. Invece il ponte immerso nel gelo è ricco di umanità, calda e colorata. Capace di stupire. Qualcuno resta zitto tutto il tempo, ore e ore immobile guardando il mare, la stessa sigaretta nella mano, sembrerebbe. Un dolore disegnato negli occhi. Una donna mora sorride ad un invito galante ma presto se ne va, ha un sorriso dolce e dubbio insieme, nasconde un asso nella manica. Lo vedo spuntare. Poi ancora lui, con il nastro isolante sulle scarpe e la faccia ormai intontita di alcol, guarda tutti con nostalgia perchè sa che potrebbe essere l'ultima volta. Lo dice come per corteggiare l'attenzione del vicino che ora, ormai quasi mattina, però gli volta le spalle e non si diverte più della sua bizzarria, la trova fuori luogo. Lui alla fine sembra voler piangere. I colori si spengono. Una vecchia zingara grassa traversa la sala vestita di un pesante abito nero di merletti. Il portamento importante mi ricorda la regina di Inghilterra in visita da qualche parte. Ogni singolo passo fa rumore. Le onde tutto intorno invece meno.

lunedì 26 maggio 2008

Esortazione all'evitamento dell'Ulcera ( GdV 23)

In qualche modo c'è sempre tempo.
A ben guardare. Soprattutto per mandare a fanculo la gente.
"VAFFANCULO" è facile. E' tondo. Fa bene alla salute.
Bisognerebbe dirselo sempre e dirlo per bene.
Con la voce chiara.
Guardando l'altro in faccia.
Magari serve o magari no.
Ma vuoi mettere quanto poi ti senti meglio?
Dopo la piccola tonante esplosione di rabbia per qualche meraviglioso secondo tutto va meglio, anche i colori sono più caldi e quel senso di spregiudicata leggerezza che viene a dire la cosa giusta nel momento giusto. Ora per esempio. Ma Vaffanculo!!!!!

sabato 24 maggio 2008

Proporzioni ( Gdv 21)




Rubare per un totale di €1.30 ( numero 3 di sacchetti semi di fiori) e poi pagare € 7 per una fetta di torta e un cappuccino, che tipo di peccato sarà?

mercoledì 21 maggio 2008

Tutto Sommato Meglio Così (GdV 20-21)





Ancora mi voglio bene.
Me ne accontento.
Ancora mi innamoro di certe facce che le vedo passeggiare e mi ci innamoro.
A volte le vedo che pensano, che si guardano, che mi guardano che le guardo e mi chiedo se ci vuole fantasia per innamorarsi tanto o solo disperazione.
Quì si cammina controvento, la faccia segnata dalle nuvole che coprono il poco sole, lo sguardo una mappa intricata. Magari se uno sorride il vuoto in mezzo si riempie e ci si comincia a raccontare. Mai stare al proprio posto. E mai perdere le buone occasioni per un brindisi bisogna alzare la voce, invece, fino a che la gola bruci un poco e cantare. Cantare sempre.
Il cielo resta azzurro anche se siamo di cattivo umore, quindi meglio aguzzare i denti per mordere ma usare di più la bocca per mangiare e per baciare. Se oggi mi provassero a chiedere di cambiare, direi che preferisco tremare di paura quando guardo alto ma sentirmi felice quando guardo avanti o anche solo i miei piedi, o ai lati o dentro nella vita. Preferisco riservare ancora tenerezza anche ai miei errori che mi hanno cambiato e fatto uguale a quello che sono, che se fossi stata più brava o fortunata o accorta avrei perso tempo nella vita di una altra.
Gli errori non sono mai mancanze ma sempre qualcosa di troppo, che parla di te.
E oggi mentre guardo tutta questa gente che non conosco, persa in questa città che non è la mia, mi fanno nostalgia e li amo tutti. Ora glielo scrivo. Mi dico.

lunedì 19 maggio 2008

Di NuoVo c'è che non ci si capisce un cazzo (GdV 19-20)


A Helsinki c'è che non ci si capisce un cazzo. Mi perdo un numero impressionante di volte, le scritte sono piccole e poco chiare, le strade svaniscono nel nulla dalla realtà alla carta, i nervi hanno un crollo verticale ma visto il freddo restano in piedi. Gelati. Mi salva un bar, dove un croissant costa come un pranzo ma il tepore scioglie i mali e scalda le ossa. Con la bocca addolcita il mondo diventa un posto migliore e il gelo diventa da cartolina, finchè resta dietro un pesante vetro.

giovedì 15 maggio 2008

ScaraBBocchi (GdV 18)

mercoledì 14 maggio 2008

Prima della Partenza (GdV 17)

Ecco. Adesso parto. E quando sarò partita tutto non sarà diverso ma io sì. Partendo dimenticherò le scarpe e quei dolci che volevo assaggiare. Troverò nella valigia un regalo e passerò gli anni a ricordare dove l'ho trovato, da dove l'ho preso, chi mi dovrebbe ricordare. Partendo, avrò mani più grandi e occhi disuguali. Ma niente qui sarà cambiato. Le cose amore resteranno amore e l'umido delle strade non si asciugherà.

mercoledì 7 maggio 2008

La Terza Strada (GdV 16)



Il cielo è grigio e verde e giallo a tratti.
Si mischia con i colori degli alberi e gli alberi sono tutto intorno, disordinati, persi nella nebbia della sera che arriva. Ogni tanto, camminando, si incontra l'acqua che circonda il bosco. Un isola con dentro un bosco, un isola che è un bosco, fa paura e insieme ci si aspetta di trovarci dentro qualcosa che non si potrebbe trovare in un altro dove.
Qualcosa che può essere magia o anche niente o solo il rumore dei passi di qualcuno o una storia raccontata male. I suoni prima di farsi sentire attendono qualche secondo in bilico.
Chi cammina tra gli alberi non sembra corpo. Sembra ombra.
Lei è magra, un profilo sottile che si infiltra tra gli alberi e cammina a passo pesante, come per lasciare un segno. Ha i capelli corti, un mezzo sorriso e grandi orecchini gialli. Solo quelli si vedono all'inizio. Poi l'altra, quella con i capelli lunghi e lisci come confini artificiali e gli abiti stretti e stirati, riesce lentamente a distinguerne anche le mani in tasca, il disordine dei vestiti, gli occhi che brillano. Poi viene la voce.
"Tu hai un cane?" dice l'una. Con le mani in tasca e lo sguardo verso l'acqua.
"Perchè?" risponde l'altra. Frettolosa.
"Perchè la gente, in questo posto, ci viene solo a portare il suo cane o a suicidarsi."
"Io non ho un cane." e si tocca i capelli lunghi e lisci come autostrade. Ride.
"Neanche io" dice la ragazza con gli orecchini gialli.
"Quindi esiste una terza possibilità." afferma smettendo di toccarsi i capelli. Cercando di guardare quel qualcosa nell'acqua che l'altra sembra vedere.
"No." le risponde e ride. Ora lei capisce.
"Io sono qui per pensare al mio suicidio" sente l'altra dire. Come a confermarle che ha capito. E lei, con i capelli dritti come un trampolino su una piscina olimpionica, se ne rimane in silenzio, perchè quello che si aspetta adesso è una storia...........

E la storia, puntuale, arriva.








venerdì 2 maggio 2008

Amorose Statistiche (GdV 17)



Viviamo in un mondo di numeri e dai numeri siamo circondati. Le possibilità sono rapportabili ad algoritmi, espressioni algebriche, frazioni. Quindi mi metto a pensare a quale potrebbe essere la formula che dia un valore numerico alla possibilità di incontrare "Amore". Innanzitutto bisogna partire dal presupposto che ogni 10 incontri, salvo particolari patologie, si potrebbero definire "papabili" un numero raramente superiore a 3. Questa proporzione andrebbe divisa per il rapporto esistente tra la distanza abitativa del suddetto ( e relativa possibilità di nuovo incontro) e il gusto personale ( calcolabile con apposita tabella con valori compresi tra lo 0 e il 10), rapporto a sua volta moltiplicato per il rapporto esistente tra i punti di connessione con il soggetto eventuale e le variabili contestuali dell'incrocio delle diverse realtà sociale. Il tutto dovrebbe poi essere diviso per il numero di persone che si sono conosciute nel lasso di tempo di un mese e moltiplicati per il grado di apertura all'esterno del soggetto fratto il tempo libero dello stesso per coinvolgersi in attività amorose. Il prodotto dovrebbe essere infine diviso per l'ingerenza parentale ( calcolata anche qui su apposita tabella) e moltiplicata per il livello di equilibrio del soggetto. Per vizio personale non ho ragionato su dove collocare la variabile denaro ma comunque sia dopo qualche veloce prova, mi è parso evidente come incontrare un amore sia al 70% pura e semplice questione di culo.
Amen.