lunedì 19 maggio 2008

Di NuoVo c'è che non ci si capisce un cazzo (GdV 19-20)


A Helsinki c'è che non ci si capisce un cazzo. Mi perdo un numero impressionante di volte, le scritte sono piccole e poco chiare, le strade svaniscono nel nulla dalla realtà alla carta, i nervi hanno un crollo verticale ma visto il freddo restano in piedi. Gelati. Mi salva un bar, dove un croissant costa come un pranzo ma il tepore scioglie i mali e scalda le ossa. Con la bocca addolcita il mondo diventa un posto migliore e il gelo diventa da cartolina, finchè resta dietro un pesante vetro.

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