
Ancora mi voglio bene.
Me ne accontento.
Ancora mi innamoro di certe facce che le vedo passeggiare e mi ci innamoro.
A volte le vedo che pensano, che si guardano, che mi guardano che le guardo e mi chiedo se ci vuole fantasia per innamorarsi tanto o solo disperazione.
Quì si cammina controvento, la faccia segnata dalle nuvole che coprono il poco sole, lo sguardo una mappa intricata. Magari se uno sorride il vuoto in mezzo si riempie e ci si comincia a raccontare. Mai stare al proprio posto. E mai perdere le buone occasioni per un brindisi bisogna alzare la voce, invece, fino a che la gola bruci un poco e cantare. Cantare sempre.
Il cielo resta azzurro anche se siamo di cattivo umore, quindi meglio aguzzare i denti per mordere ma usare di più la bocca per mangiare e per baciare. Se oggi mi provassero a chiedere di cambiare, direi che preferisco tremare di paura quando guardo alto ma sentirmi felice quando guardo avanti o anche solo i miei piedi, o ai lati o dentro nella vita. Preferisco riservare ancora tenerezza anche ai miei errori che mi hanno cambiato e fatto uguale a quello che sono, che se fossi stata più brava o fortunata o accorta avrei perso tempo nella vita di una altra.
Gli errori non sono mai mancanze ma sempre qualcosa di troppo, che parla di te.
E oggi mentre guardo tutta questa gente che non conosco, persa in questa città che non è la mia, mi fanno nostalgia e li amo tutti. Ora glielo scrivo. Mi dico.
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