
E poi ci sono gli strani incontri. Proprio quando uno si è annoiato abbastanza che già la metà era troppo. Invece poi si sale sulla nave, nello zainetto panini e zuppe fredde e acqua e si entra in un mondo tutto strambo che se uno ci pensava meglio, che la nave la chiamano "trombonave" magari però una mezza idea se la faceva da prima. Un folle con le scarpe rotte mi avvicina appena salita mentre io disegno un coniglio con un cappello rosa. Un bambino ubriaco perso in un corpo di gigante moro, con i pantaloni che non si reggono da soli e gli occhi scuri scuri che ci si vede però qualcosa dentro di denso come asfalto. Si innamora di tutto e con tutto parla. Beve e offre da bere, una coppia russa in ciabatte gli lascia corda, un solitario coltivatore di barbabietole gli apre le porte di un sorriso, una procace ballerina accetta qualche effusione e poi si allontana ridendo. Io seguo zitta zitta e prendo nota continuando a bere un poco a caso, un poco di tutto. Ogni singola fottuta persona sembra stupirlo e sembra volerle toccare tutte, nessuna esclusa. Parlo con dei contrabbandieri, con dei ladri, dei ragazzi perduti che non sanno dove stanno andando ma anche con manager, ricchi grassi signorotti intenti a perdere denaro al casinò. Trovo una moneta per terra, la giochiamo, si vince. Allora si beve ancora un poco. Le facce di chi gioca sono da qualche altra parte, come assenti. Invece il ponte immerso nel gelo è ricco di umanità, calda e colorata. Capace di stupire. Qualcuno resta zitto tutto il tempo, ore e ore immobile guardando il mare, la stessa sigaretta nella mano, sembrerebbe. Un dolore disegnato negli occhi. Una donna mora sorride ad un invito galante ma presto se ne va, ha un sorriso dolce e dubbio insieme, nasconde un asso nella manica. Lo vedo spuntare. Poi ancora lui, con il nastro isolante sulle scarpe e la faccia ormai intontita di alcol, guarda tutti con nostalgia perchè sa che potrebbe essere l'ultima volta. Lo dice come per corteggiare l'attenzione del vicino che ora, ormai quasi mattina, però gli volta le spalle e non si diverte più della sua bizzarria, la trova fuori luogo. Lui alla fine sembra voler piangere. I colori si spengono. Una vecchia zingara grassa traversa la sala vestita di un pesante abito nero di merletti. Il portamento importante mi ricorda la regina di Inghilterra in visita da qualche parte. Ogni singolo passo fa rumore. Le onde tutto intorno invece meno.
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